
Vincitore Bando Boaga 2026
La Decima Edizione dell’Assegno di Ricerca intitolato alla memoria di padre Emanuele Boaga, O.Carm. è stata vinta dalla dottoressa Giovanna Martino, col suo progetto di edizione commentata della biografia manoscritta su sorella Umiltà Vera da Capri, intitolata: Vita della Venerabile Sorella Umiltà religiosa conversa nel monastero del Santissimo Salvatore dell’isola e città di Capri dell’Ordine Carmelitano dell’Antica Osservanza.
Nel progetto della candidata vincitrice si legge:
< La biografia e l’operato di Sorella Umiltà Vera (al secolo Giovanna Ajello) si inseriscono nell’ambito dei monasteri fondati dalla mistica carmelitana Serafina di Dio (1621-1699): nell’introduzione all’edizione critica, l’opera di Madre Serafina sarà contestualizzata nel Viceregno spagnolo, con capitale Napoli, afflitta dalla peste del 1656 e dal conseguente declino demografico, ove il proliferare di chiese, conventi e monasteri aveva trasformato e arricchito il paesaggio urbano, restituendo a quest’ultimo un assetto più complesso e articolato che avrebbe contribuito a ispessire anche la rete dei rapporti sociali tra classi.
La ricerca intende aggiungere un tassello alla ricostruzione della temperie culturale e religiosa del monastero caprese, in linea con l’insegnamento di Madre Serafina, mediante il ricorso, altresì, agli Atti del processo di canonizzazione di quest’ultima nonché alla biografia, già pubblicata, della conversa Illuminata della Verità, nel quadro più generale dei rapporti intercorsi tra il monastero caprese del Ss. Salvatore e il Viceré don Pietro D’Aragona (che governò Napoli dal 1666 al 1671), fratello di don Pasquale D’Aragona, al quale il primo successe non solo nell’incarico politico, ma anche nell’impegno di sostenere economicamente, con cadenza mensile, l’edificazione del monastero caprese. >
Lo studio su sorella Umiltà Vera, figura femminile ancora poco o per nulla nota, aggiungerà un tassello importante alle ricerche storico-documentarie e di genere sull’esperienza spirituale e comunitaria della venerabile Serafina di Dio e delle sue compagne, contribuendo ad arricchire ulteriormente l’esplorazione di uno spazio di strategia, produzione letteraria, reti sociali e autogoverno economico in cui le donne, attraverso l’abito religioso, riuscivano a plasmare attivamente la società del loro tempo.
Al bando hanno partecipato 11 candidati.
La firma di Pietro Bembo
Pietro Bembo (Venezia, 1470 – Roma, 1547) fu cardinale, umanista (poeta e scrittore) ed è considerato ancor oggi una delle figure più significative del Rinascimento italiano.
S’impegnò instancabilmente nel processo di codificazione della lingua letteraria italiana. Infatti, con il suo trattato Prose della vulgar lingua (1525), propose di adottare il fiorentino trecentesco a modello della lingua scritta, in particolare la lingua di Francesco Petrarca per la poesia e quella di Giovanni Boccaccio per quanto concerne la prosa.
La sua norma ebbe molto seguito, tant’è che lo stesso Ludovico Ariosto la adottò nella revisione dell’Orlando Furioso.
Inoltre Bembo collaborò col celebre stampatore veneziano Aldo Manuzio (1449-1515), curando le edizioni critiche di Petrarca e Dante.
Nel 1513 fu chiamato a Roma da papa Leone X de’ Medici (in carica 1513-1521), che lo nominò suo segretario dei brevi, e in tale veste sottoscrisse numerose pergamene pontificie. Tra esse due brevi conservati nel nostro archivio, emanati dal suddetto pontefice e datati tra il 1515 e il 1516 (AGOC, Sez. Diplomatica, II Extra 1515 e 1516.1).
I brevi, o litterae in forma brevis, sono concessioni pontificie molto peculiari da un punto di vista formale e visivamente si caratterizzano per essere vergati su pergamena di agnello bianchissima e molto sottile, di forma oblunga-rettangolare.
In cima al documento, il protocollo prevede un’intestazione centrale con il nome pontificale del papa, seguito dal relativo numero ordinale [es. Leo p(a)p(a), X]. L’escatocollo, anch’esso caratteristico, annuncia il sigillo apposto sul verso: sub anulo piscatoris, ossia “sotto l’anello del pescatore”, l’anello personale del pontefice in carica, impresso su cera rossa. Sul recto il documento si conclude con la sottoscrizione del segretario in basso a destra.
Come si può vedere dalle immagini che pubblichiamo in foto, Bembo si firmava con il solo cognome oppure col cognome preceduto dall’iniziale del nome (P.), come consuetudine tra i segretari dei papi. Il testo dei brevi era vergato dalla mano di un officiale della Curia Pontificia, in una umanistica calligrafica ed elegante, da cui la sottoscrizione di Bembo si distingue per i caratteri piuttosto grandi.
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Un piccolo messale carmelitano
Condividiamo oggi lo studio e l’analisi di un esemplare di notevole interesse bibliografico e storico-liturgico conservato nelle nostre collezioni: un Missale secundum usum Carmelitarum, di piccole dimensioni, impresso a Venezia da Lucantonio Giunta nel 1504.
Si tratta di un post-incunabolo piuttosto raro, testimonianza fondamentale non solo della produzione editoriale veneziana del primo Rinascimento, ma anche della complessa storia liturgica dell’Ordine dei Carmelitani. I messali tascabili di questo periodo erano infatti esposti a un tasso di dispersione e usura elevato a causa dell’uso intensivo durante i viaggi dei frati, motivo per cui la sopravvivenza di questo esemplare rappresenta un dato di grande rilievo per la storia del libro antico e della nostra biblioteca.
Sfogliando le pagine di questo piccolo tesoro, emergono particolarità tecniche e storiche di grande rilievo: impressa in rosso sul frontespizio, è presente la marca tipografia dei Giunta. A inizio Cinquecento questa famiglia di stampatori dominava il mercato del libro liturgico a Venezia, distinguendosi per l’introduzione di formati maneggevoli, destinati all’uso itinerante o privato dei frati.
Il volume mostra, inoltre, un pregiato apparato illustrativo con raffinate vignette xilografiche inserite nelle colonne di testo e un apparato decorativo, strutturato sul modello dei manoscritti, composto da iniziali maggiori in rosso e rubriche per le diverse partizioni del testo biblico.
Di straordinario interesse sono anche le carte che mostrano la notazione quadrata gregoriana, impressa su tetragrammi in inchiostro rosso.
Per quanto riguarda la storia del volumetto, è interessante notare la presenza sull’ultima pagina di una nota manoscritta antica di un certo frate Bartolomeo. Questa nota assegna un’identità precisa all’esemplare, svelando che era l’oggetto d’uso personale di un singolo religioso, come rivelano tra l’altro le sue dimensioni ridotte.

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